Ieri sera ho guardato la tivù. Un programma demenziale che si chiama Scommettiamo che o qualcosa del genere, praticamente dei famosi che scommettono su della gente normale che promette imprese mirabolanti. La scommessa che ho visto era ambientata in un palasport. Il tizio si chiamava Modesto e faceva il magazziniere, quello che guida il muletto. Modesto aveva scommesso di essere in grado di impilare degli enormi pallet di cassette di plastica uno sull’altro fino a raggiungere i trenta metri di altezza. Una pila gigantesca. Insomma, Modesto manovra benissimo il suo muletto e impila, impila, impila fino a 25 metri. Poi, proprio mentre sta per vincere la scommessa, sbaglia di pochi centimetri e tutto crolla rovinosamente a terra. Non so perché, ma quando stamattina ho letto di Gianfranco Fini che come presidente della Camera ha ripreso Antonio Di Pietro per le sue opinioni mi sono venuti in mente Modesto e il suo muletto.

Tra un bigliettino e l’altro Slivio Berlusconi ha trovato anche il tempo di chiedere la fiducia alla Camera. CI penso e ci ripenso ma non riesco a spiegarmi il tono mellifluo con l’opposizione e i continui inviti alla collaborazione di un capo del governo che può contare su una enorme maggioranza parlamentare e di un consenso trasversale in tutta la società italiana. Ho pensato qualche possibile spiegazione, ma non riesco a decidere quale sia quella giusta. Forse Silvio sta già pensando al Quirinale e vuole fare il bravo. O forse sa di non essere in grado di prendere delle decisioni serie e dolorose e cerca di scaricarne un po’ sulle esili spallucce del Piddì. Ma forse fa il galante con l’opposizione perché ha adocchiato qualche pollastra anche nello schieramento avversario ed è ripartito con il suo solito machismo avvolgente. So che è una spiegazione maschilista, ma mi sembra quella giusta. D’altronde nel suo bigliettino Silvio ha autorizzato le due deputate a andare a pranzo con qualcun altro, segno che lui aveva qualche altra mira. Forse tra un po’ capiremo il perché di certe scelte di Walter Veltroni, come Marianna Madia o Pina Picierno. Che volpe, questo Veltroni.
13 maggio 2008
La mia personalissima luna di miele con il governo Berlusconi è finita dopo quattro giorni. Sì, lo confesso, qualche casella mi aveva fatto sperare. L’informe Renato Brunetta, per esempio, con il suo proclama banale quanto rivoluzionario di licenziare chi non lavora, o la bocciatura di Michela Vittoria Brambilla alla Sanità, segno che a Palazzo Chigi non è ancora tempo di TSO. Le mie debolissime speranze si sono ovviamente infrante sullo scoglio più duro: la nomina dei sottosegretari. Per farmi affondare sarebbero bastati Stefania Craxi ed il 74enne Enzo Scotti. Ma il segnale che il governo non fa sul serio, l’annuncio più terrificante e deprimente della lunga stagione che ci attende è la nomina di Giuseppe Pizza a sottosegretario unico all’Istruzione. Giuseppe Pizza, ve lo ricordate? Quello della DC di Pizza, quello che con un beau geste ci ha concesso le elezioni, e ora è stato lautamente ricompensato. La ministra Gelmini mi sembrava giovane e decisa, ma con Pizza di fianco ogni speranza è vana. Addio scuola, addio università. Se non altro non ci giochiamo la pizza di fine anno, quella coi prof. e i compagni.
Era il 9 novembre del 2007, un tempo lontano, lontanissimo. Un altro Paese, un altro secolo, un altro pianeta. Fini rompeva definitivamente con Berlusconi e gli diceva che la favola era finita, qualcuno di noi ancora credeva che superata la Finanziaria il governo sarebbe riuscito ad andare avanti per sempre, Lamberto Dini diceva sciocchezze che non interessavano a nessuno. Insomma, il mondo sembrava meno brutto, ed erano soltanto sei mesi fa. Il 9 novembre 2007 avevo deciso di dedicare il Pastone e la garrota a un poeta sconosciuto. Si trattava di Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, e vi avevo letto un brano di una poesia che aveva scritto per Fabrizio Cicchitto, il suo compagno di partito. Alla fine, così, per scherzare, avevo detto che Bondi sarebbe stato un ottimo ministro della Scuola o dei Beni Culturali. Guardate i giornali di oggi, guardate il totoministri: Bondi viene previsto stabilmente come ministro della Pubblica Istruzione, in alcuni giornali alla Cultura. Vorrei dirvi che ve l’avevo detto, ma ho un groppo alla gola e non riesco più a parlare.

Quand’ero bambino leggevo i libri di Fantozzi scritti da Paolo Villaggio, e c’era sempre un qualche megadirettore galattico che andava al casinò e dopo aver giocato alla roulette si intratteneva con tre o quattro puttane aziendali. Mi piaceva un casino questa espressione puttane aziendali, l’idea che mentre Fantozzi dormiva in un fetido sottoscala il megadirettore galattico si intrattenesse con delle professioniste a spese della società. Le cose non sono molto cambiate se Putin viene ricevuto da Berlusconi in pompa magna con uno spettacolo del Bagaglino tutto per lui. Certo fa un po’ scappar da ridere che il leader della Federazione Russa venga accolto con le paillettes e il cerone della più becera tra le glorie artistiche nazionali, ma questo è quello che passa il convento, e il Bagaglino ce lo meritiamo tutto. Ce lo meritiamo innanzitutto noi intellettuali di sinistra, che non facciamo altro che scatarrare sui nostri concittadini e non li capiamo neanche per sentito dire. Con le giacchette di velluto e il tweed per sembrare professori di Oxford, ci facciamo cagare in testa da un expalazzinaro e un Fantozzi russo.

La situazione è quella che è e adesso ci attende quel classico mese di limbo prima di: convocazione delle camere, elezione dei presidenti, consultazioni, incarico, lista dei ministri, fiducia e tutto il resto. Sfrutto un po’ del tempo a mia disposizione per fare un outing davvero doloroso. Ho fatto il voto disgiunto. Ma non il disgiunto soft, Piddì e Arcobaleno. Ho fatto il disgiunto hard, Piddì e Udc. Ho barrato per la prima volta in vita mia lo scudo crociato, piccolo ma crociato. Lo so, potete dirmi quello che volete, è stata una stronzata. Casini non ha superato il quorum, l’Arcobaleno non ha superato il quorum, Veltroni straparla, davvero il mio è stato un voto inutile. E adesso mi sento malissimo. Come il D’Alema dei tempi d’oro, sono rimasto vittima del mio stesso machiavellismo, e ben mi sta.

Temevo di dover chiudere il Pastone e la garrota per noia ma cinque anni di Berlusconi in veste di presidente statista ci assicurano abbondante pagnotta per andare avanti. Comunque di elezioni parleremo un altro giorno. Oggi vorrei ricordare Giuseppe Imperiale, il pensionato di Cesano Boscone che si è accasciato ed è morto nella gabina elettorale prima di riuscire a votare. Quando ho letto questa notizia, alle 5 di ieri pomeriggio, ho avuto per un attimo la speranza che il signor Imperiale fosse un elettore della Lega o del Popolo del padrone della libertà. Un voto in meno, ho pensato. Adesso invece spero proprio che il signor Giuseppe Imperiale di Cesano Boscone fosse un vecchio elettore di sinistra. Non ha votato, ma almeno si è risparmiato lo strazio che tocca a noi che siamo vivi. Per poco, ma vivi.
TERRORE
Voi pensavate che parlassi di cose serie, tipo l’attacco al Quirinale, la santificazione del mafioso Mangano e gli esami psichiatrici per i giudici. Invece no, non c’è notizia: Berlusconi è un troglodita istituzionale, lo sappiamo da anni e purtroppo per noi non cambierà mai. Parliamo piuttosto del lato comico della sua campagna elettorale. Ieri a UnoMattina Berlusconi ha detto di "aver innovato la politica" perché ha sostituito i vecchi, noiosi comizi con delle conversazioni piene di humor, di battute estemporanee, di risposte che vengono direttamente dalle esclamazioni e dalle domande del pubblico. Secondo Silvio gli elettori apprezzano e se ne vanno a casa entusiasti, divertiti e informati. Vorrei sapere come è tornato a casa quel chietino, e sottolineo chietino e non cretino, a cui ieri sera Silvio ha detto: "Mi devi dire come fa uno che parla da dieci ore a concentrarsi se tu gli rompi i coglioni". Caro chietino, vaffanculo: anche questa è innovazione politica. Pensa, ci ricorderemo di te tra qualche mese quando Berlusconi andrà da Giorgio Napolitano e gli dirà: Senti vecchio rincoglionito, smetti di pisciarti nel pannolone, togliti dai maroni e fammi fare i cazzi miei.
Oggi è san Walter. O santo Walter. Mi chiedevo di cosa potrebbe essere il patrono san Walter. Il patrono delle cause perse? Il patrono della pappagorgia? Il patrono della più grande rimonta della storia? Il patrono dell’Italia del 1982? Il patrono dei precari? Il patrono dei banchieri? Il patrono del ma anche? Il patrono dei patroni? Il patrono dei pullman? Il patrono della Binetti? Il patrono della Bonino? Il patrono del si può fare? Il patrono dei cento campus? Il patrono del buono bebé? Il patrono dell’edilizia popolare? Il patrono di Veltrusconi? Il patrono delle cento città? Il patrono del cazzinculo? Il patrono della notte bianca? Il patrono della balotta del muretto? Il patrono degli occhi sbarrati? Il patrono della sinistra che si incazza? Il patrono di Spello in Umbria? Il patrono della fiaccola olimpica? Il patrono di Romano Prodi? Il patrono di Rosibbindi? Il patrono delle figurine dell’Unità? Il patrono del volemose bbene? Il patrono dei miei coglioni? Il patrono dei simpatici? Il patrono degli antipatici? Il patrono di Bassolino? Il patrono di Spinaceto? Il patrono del patrono del patrono del patrono del patrono (sfuma…)
Forse non tutti sanno che le perle di saggezza del Pastone e la garrota vengono pubblicate su un blog di splinder con lo stesso nome. Qui c’è una minuscola ma agguerrita comunità di commentatori che oltre a insultarmi quasi sempre a volte dà delle idee interessanti. Voglio riprendere il tema di Giuliano Ferrara di ieri per segnalare l’articolo di Repubblica in cui Miriam Mafai difende il diritto di Giuliano Ferrara a esprimere le sue idee, così come hanno fatto Bertinotti, Veltroni, Cofferati e tutta la compagnia dei politicanti. Io credo che questo sia un classico caso in cui la libertà di opinione e di parola sia quantomeno dubbia. Dobbiamo difendere la libertà di esprimere le proprie idee, non di giocare con la vita e i sentimenti della gente. Dobbiamo difendere le opinioni sincere, non le orrende e strumentali polemiche di chi vuole ancora più potere, ancora più visibilità, ancora più influenza. Cari ascoltatori, come ha suggerito il lettore Avignone, più che difendere Ferrara dovremmo procurarci un pomodoro anche per la Mafai.
Dichiaro subito di non aver letto nessun giornale oggi, ma devo segnalarvi l’ennesimo caso in cui la realtà supera la fantasia. Come tutti sappiamo ieri Giuliano Ferrara ha cercato di fare un comizio in piazza Maggiore ed è dovuto scappare per via della contestazione di moltissimi cittadini indignati contro la sua oscena e tartufesca battaglia. Non voglio discutere della libertà di opinione, perché la posizione di Ferrara è talmente artefatta, furbesca e violenta che più che libertà di parola in questo caso servirebbe un TSO. Comunque sia, è passato inosservato che ieri pomeriggio Ferrara ha commentato la possibilità che le elezioni siano rimandate per la riammissione della DC di Pizza. Sapete cosa ha detto Ferrara? Ha detto: se le elezioni vengono rinviate mi suicido. Finalmente, direte voi. Io voglio solo farvi notare come il campione della sacralità della vita, dell’inviolabilità del nascituro, il crociato contro la cultura della morte non riesca a dire niente di meglio che: mi suicido. Chissà cosa ne pensano gli amici cardinali.

Chi ancora non fosse convinto della necessità di eliminare i piccoli partiti, o i partiti piccoli che dir si voglia, deve solo leggersi il surreale dibattito di oggi tra gli ex-democristiani. Il Consiglio di Stato ha ammesso alle elezioni la cosiddetta DC di Pizza, un partito che ha l’appeal di una ricetta andata a male. Pizza è il padrone dello Scudocrociato doc e ha subito detto che chiederà il sequestro del simbolo di Casini, che ha uno scudocrociato finto. Mentre Casini diceva che sono solo baggianate, s’avanzava un’altra DC esclusa dal voto, la DC di Sandri, che chiede di essere riammessa e promette sfracelli. La cosa appare molto problematica, perché la riammissione di Pizza potrebbe far slittare il voto a data da destinarsi, per permettere a Pizza di fare campagna elettorale e passare dal niente virgola zero allo zero virgola niente. Io spero che il voto non venga rinviato e che dopo le elezioni i partiti maggiori prendano spunto per fare una nuova legge elettorale con il rimborso al contrario: chi non raggiunge almeno il 10% dei voti deve pagare le spese elettorali degli altri partiti di tasca sua. Anche se non molto cristiano, sarebbe un grande momento di democrazia.
PS: in regalo una maglietta del Pastone a chi indovina il gioco di parole che spiega la foto

28 marzo 2008
Ieri ho parlato della magica conversione pasquale di Magdi Cristiano Allam, ma come sempre la realtà supera la mia fantasia. Non solo Magdi Cristiano è stato criticato da mezzo mondo, Vaticano compreso, ma oggi gli è toccata l’umiliazione suprema, la sputtanata galattica, la smerdata interconfessionale. Sulla Stampa di Torino Magdi Cristiano Allam è stato sbeffeggiato nientepopodimeno che da Afef Jnifen, la bellissima moglie del finanziere poco coraggioso Tronchetti Provera. Voglio dire, se mezzo mondo culturale e giornalistico ti incula, poco danno. Se il Vaticano dice che non sposa in toto le tue idee, amen, sopporta con cristiana rassegnazione. Ma se una figa fighessa come Afef ti scrive frasi come “Caro Magdi, alla faccia tua il dialogo continuerà” allora devi proprio cominciare a preoccuparti. Non preoccuparti per la tua vita, ma per il ridicolo. Povero Magdi Cristiano, quasi quasi mi sta simpatico. O anche no.
27 marzo 2008
Dopo la sconfessione del Vaticano per la posizione espressa da Magdi Cristiano Allam sono andato su internet a leggermi la lettera che ha scritto al Corriere della sera dopo il suo battesimo. Non voglio entrare nelle questioni personali, anche se mi sembra che Madgi Cristiano abbia un sacco di confusione in testa e confonda tutta una serie di cose che andrebbero tenute separate. Mi chiedo solo se per l’ennesima volta la Chiesa ci stia prendendo i fondelli o se sia talmente scaduta da non rendersi più conto dell’importanza dei gesti simbolici. Il papa che battezza un importante personaggio pubblico durante la messa della Pasqua non sta facendo un battesimo come tanti altri. Sa facendo un gesto pubblico e politico insieme. La cosa più triste è che la Chiesa ormai copia Berlusconi anche in questo: fanno la sparata violenta e poi il giorno dopo rettificano, tanto l’effetto voluto l’hanno già ottenuto. Io dico solo una cosa: il papa, Magdi Cristiano Allam, Giuliano Ferrara e tutti gli altri sono liberissimi di viversi la loro fede come gli pare, ma almeno ci risparmino prediche e predicozzi, balle e bugie, menzogne e stronzate.
Credevamo che le tragedie del mondo fossero il Tibet, il crollo delle borse, le violenze di Bolzaneto, una donna presidente gli Stati Uniti, ma abbiamo dovuto ricrederci. Ieri, sprezzante del pericolo e delle orrende ritorsioni a cui verrà sottoposta la sua famiglia, l’onorevole Vittorio Craxi detto Bobo ha affermato a testa alta che è in corso un genocidio culturale dei socialisti. Nessuno vuole parlare con noi, ha detto il figlio d’arte, se andiamo avanti di questo passo finiremo come i monaci buddisti. Sono sinceramente preoccupato per Vittorio Craxi detto Bobo e per tutti i suoi compagni. Pare che anche il Telefono Azzurro si rifiuti di parlare con Enrico Boselli, usando la ridicola scusa che non è un bambino. Gianni de Michelis ha chiesto la creazione di un tribunale internazionale per i crimini del silenzio. Io sono al loro fianco in questa battaglia di civiltà, e ho cominciato una raccolta di fondi per procurare a Boselli, de Michelis e Bobo Craxi una badante con la quale fare due chiacchiere. Finora però ne ho trovata solo una rumena, tutte le altre mi hanno detto che non hanno nessuna intenzione di parlare con i socialisti.
Abbiamo tanto preso in giro Veltroni, ma anche dall’altra parte non scherzano. Per esempio, per non essere da meno di Ciarrapico, Alessandra Mussolini ha detto di non essere antifascista ma neanche fascista. Invece del ma anche, il ma neanche. Gianfranco Fini non è uno sguattero ma neanche un leader. Fiamma Nirenstein non vuole fascisti nelle liste ma neanche si sogna di ritirare la propria candidatura. Tremonti non farà i condoni ma neanche farà pagare le tasse. Bossi non ce l’ha più duro ma neanche barzotto. Berlusconi non vuole aiutare i precari ma neanche negare loro suo figlio. Eh sì che di figli ancora disponibili ne ha due o forse tre, se contiamo anche Piersilvio, che non è fidanzato ma neanche libero. Insomma, come nella vecchia parodia di Avanzi nel Popolo della libertà non c’è una linea unitaria ma neanche pluralistica. Non c’è proprio niente. E infatti è il partito preferito dagli italiani.
Mi manca molto Fabio Mussi, il geniale ministro dell’università che sta saltando la campagna elettorale per via di un trapianto di reni. Insomma, non è che poteva scegliere un momento diverso per trapiantarsi i reni? Evidentemente non poteva aspettare, mica si può aspettare un trapianto, il trapianto si fa quando ci sono i reni disponibili, mica quando è finita la campagna elettorale. Purtroppo Fabio Mussi, per quanto sia un testone della Normale di Pisa, non sa niente della storia della sinistra mondiale, se no sfrutterebbe questa sua condizione e farebbe come John Lennon che nel 1969 durante la guerra del Vietnam fece due settimane di bed in, con i giornalisti che lo venivano a trovare a letto e lui che dava interviste, cantava give peace a chance, insomma, quello che una volta si chiamava un happening. John Lennon aveva Yoko Ono, Mussi potrebbe scegliere tra Grazia Francescato, la Palermi, Vladimir Luxuria e Oliviero Deliberto. Poteva essere un’idea geniale, ma come ben sappiamo, di geni da quelle parti ce ne sono pochi.
Anche oggi è il giorno di una polemica inutile: il fascista Ciarrapico. Quella di Ciarrapico mi sembra un’ottima candidatura: ha spiegato Silvio Berlusconi che Ciarrapico ha i giornali, e ci serve per vincere. E chi se ne frega se obbliga i suoi giornalisti a tenersi un faccione del Duce in redazione, se dice di essere ancora fascista e se insulta Gianfranco Fini ogni due o tre ore. Ciarrapico ci serve, ha i giornali. Voglio dire, sarebbe stato molto peggio se avesse detto: ho candidato Ciarrapico perché è fascista e me ne vanto. E invece Silvio ha detto ancora una volta quello che tutti sappiamo: chi serve è dentro, chi non serve è fuori. Ha segato Mastella, ha messo dentro Ciarrapico. E chi se ne frega. Anzi: me ne frego.
Gli scagnozzi di Hillary Clinton hanno confezionato uno spot elettorale in cui Barack Obama appare più scuro di quanto non sia in realtà. Diciamola bene: nello spot di Hillary Obama è proprio NEGRO. Non sto neanche a commentare, d’altronde la posta in gioco è quella di presidente degli Stati Uniti, e chiunque vincerà la nomination, donna bianca o uomo nero, dovrà ingoiare tanta di quella merda che non ce lo immaginiamo neanche. Quello che possiamo immaginare sono gli spot in Italia: Casini con le rughe, Veltroni con una enorme pappagorgia, la Bonino con le mestruazioni, D’Alema nella moschea, e stavo anche per dire Storace col braccio teso ma quello ce l’ha e se ne vanta. Come sempre il più figo è Silvio Berlusconi, che con trapianti e lifting ha anticipato tutti e ora è la maschera di se stesso, quindi nessuno può peggiorarlo ulteriormente. E Clemente Mastella? Visti i chiari di luna Clemente farebbe di tutto per apparire da qualche parte, anche negro, anche zingaro, anche frocio, anche puttana, anche pedofilo. Povero Clemente, qua in Italia la merda se la sta ingoiando lui.
Negli ultimi due giorni ero molto preoccupato per come stavano andando le cose tra il Piddì e i radicali, così ho cominciato a inondare di email Marco Pannella, Marco Cappato e Rita Bernardini chiedendo, anzi supplicandoli di fare l’accordo con Veltroni a ogni costo. Visto che stanotte i radicali hanno detto sì, mi piace pensare che siano state le mie email a convincerli a dire un sì sofferto ma giusto. Forse il Piddì è stato sgarbato, forse il simbolo dei radicali avrebbe allontanato una parte di elettorato, forse forse forse. Non me ne frega niente, sono contento così, e l’esclusione di Ciriaco De Mita è come una ciliegina sulla torta. Ma posso esprimere altri due desideri? Posso? Allora. Primo desiderio: visto che arrivano i radicali, spero che la Binetti se ne vada alla Rosa Bianca, all’Udc, al Popolo del padrone della libertà, insomma, spero che la Binetti vada fuori dai coglioni. Secondo: spero che stavolta Emma Bonino abbia un ministero pesante, serio, potente. Io la vedo benissimo come ministro degli interni, un bello schiaffo a Gianfranco Fini e ai suoi amichetti fascisti di una volta. W Emma Bonino, abbasso la Binetti.
Oggi vorrei parlare di Gianfranco Fini, del povero Gianfranco Fini. A occhio e croce non gliene va bene una. Non voleva più parlare con Berlusconi e si è fatto annettere come un Rotondi o un Pizza qualunque. La moglie se n’è andata e lui si è messo con una bionda che si è immediatamente sistemata, e scusate se è poco. Ha cacciato Storace, ma Storace gli ha fregato la Santanché, er Pecora, il simbolo e qualche centinaia di migliaia di elettori. Non vuole la lista dell’aborto di Ferrara ma Ferrara lo ha sfanculato pubblicamente e ha rifiutato per colpa sua la candidatura a sindaco di Roma. Diciamocelo chiaramente, Gianfranco Fini è il cinno con gli occhiali che tutti prendono in giro. Lo hanno capito in Forza Italia, dove gli dicono in continuazione che è il figlio della serva e che non si sogni di essere il delfino di Silvio. Quando va a letto la sera Gianfranco Fini sta nel buio con gli occhi sbarrati e pensa: anche Pierferdinando Casini è più coraggioso di me, Pierferdinando Casini è più coraggioso di me. Gli viene in mente John Wayne nei berretti verdi e piange, ma anche quello è un pianto senza dignità.