mercoledì, 31 gennaio 2007




Non ci sperava più nessuno, ma alla fine è arrivato il redde rationem. Da sempre Silvio Berlusconi ci spiattella in faccia i suoi fatti privati, i figli, le malattie, i trapianti di capelli con la bandana, le feste in Marocco, i vulcani finti, gli svenimenti programmati e tutto il resto. Usa da sempre la sua vita privata per farci vedere quant’è figo e quanto è bravo, e che bel modello è per tutti noi. Non so se qualcuno se lo ricorda, ma già nei sondaggi della metà degli anni Ottanta, Berlusconi era il secondo personaggio più amato dopo Gesù. Insomma, quando decise di scendere in campo, quasi quindici anni fa, aveva già accumulato un bel capitale di fiducia e di sogni dell’Italietta. Oggi sua moglie Veronica, con la sua incredibile lettera, ci ha voluto ricordare che Berlusconi non è poi un gran modello. Attenzione però: non ci ha svelato qualcosa di segreto. Non ci ha detto, Stefania Ariosto aveva ragione e io lo so. Veronica ci ha detto che un comportamento pubblico, visibile, che tutti avevamo tante volte osservato e sopportato, in Berlusconi e in tutti gli altri, non è sopportabile. Ci ha detto che il nostro machismo da italiani cretini è una roba che fa schifo. Veronica parla a quel demente superficiale di suo marito, ma in realtà parla a tutti i cosiddetti maschi, che hanno bisogno di fare i galletti a destra e a manca. Lasciatemelo dire con orgoglio, oggi sono molto felice di essere bolognese. Per chi non lo sapesse, infatti, Veronica Lario si chiama Miriam Bartolini e, a sentire la cassiera della coop, una volta abitava nel mio quartiere.
postato da: PonyLuna alle ore 15:30 | link | commenti (15)
categorie:
martedì, 30 gennaio 2007




Oggi volevo parlare del terrificante teatrino sui Pacs con i vescovi e il capo dello Stato, il buon comunista sempre pronto a riverire i preti. Ma ho un’immagine che mi ronza nella testa, un’immagine che non mi ha fatto dormire, un’immagine che mi terrorizza da ventiquattr’ore. L’immagine di Pippo Baudo che presenta la cinquantasettesima edizione del festival di Sanremo. Baudo ha detto che è molto felice di essere al festival e ha fatto una foto dove fece la prima foto al suo primo festival. Nel 1968, quarant’anni fa. Mentre fuori si preparava il Maggio parigino e la summer of love di san Francisco non era ancora finita Pippo Baudo presentava un festival vinto da Sergio Endrigo. Quarant’anni dopo niente maggio parigino, niente summer of love, niente Sergio Endrigo, ma Pippo è ancora lì. Ad affiancarlo c’è Piero Chiambretti, un giovanotto di 51 anni. Sapete cos’ha detto Pippo, che di anni ne ha 71? Io sarò lì per controllarlo, per garantire che non faccia delle sciocchezze. Il settantenne saggio che controlla il cinquantenne, che è ancora giovane. Se vi sembra la solita gerontocrazia all’italiana fatevi coraggio. L’ultima serata del festival sarà presentata da Mike Bongiorno, che di anni ne ha 84.
postato da: PonyLuna alle ore 13:17 | link | commenti (1)
categorie:

Arretrati

26 gennaio 2007

Secondo il rapporto dell’Eurispes l’Italia è un paese a rischio feudale, bloccato e conservatore, con una classe dirigente inadeguata. Nulla di nuovo. Parliamo sempre della gerontocrazia, del privilegio e della chiusura del nostro sistema, senza sapere bene cosa farci. È colpa dei vecchi che tiranneggiano, dicono alcuni, No, è colpa dei giovani che non sono coraggiosi, dicono altri. Al di là della solita polemica generazionale, c’è un punto della ricerca che mi sembra molto interessante. Siamo un Paese in cui basta un'infarinatura di tutto e una conoscenza di niente purché si abbia grinta o si vada al di sopra delle righe o delle regole. Studiamo poco e male. Apriamo un’azienda o un negozio e ci accontentiamo di vendere sempre gli stessi dieci articoli sperando che prima o poi qualcuno ci tuteli con una leggina ad hoc. Se passiamo col rosso e qualcuno ci suona ci incazziamo e lo mandiamo a cagare. Ci piace Coco che si fa cacciare dall’Inghilterra perché si presenta all’allenamento con la sigaretta in bocca. Insomma, noi italiani siamo generici e un po’ bulletti. Non so cosa sia una classe dirigente inadeguata, ma sicuramente persone come Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco sono inadeguate per un Paese così.

25 gennaio 2007

La sciocchissima Paris Hilton non ha pagato il conto del magazzino dove teneva gli scatoloni con i suoi ricordi. Il creditore ha aperto gli scatoloni e ha trovato i soliti video porno di Paris Hilton, simili a quelli che abbiamo già visto. Ovviamente qualcuno li ha già messi su internet. Il conto del magazzino era di 106 euro. Come Paris Hilton, Marcello dell’Utri non ha pagato i 600 mila euro dell’ultima convention dei giovani di Forza Italia. Dell’Utri ha detto che se occuperà personalmente. Speriamo, 600 mila euro per tre giorni di convention sono un sacco di soldi. Ieri Berlusconi ha invitato tutti gli iscritti di Forza Italia a confluire nei Circoli della libertà di Michela Brambilla. Ma chi è Michela Brambilla? È la presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, una organizzazione di padroni che dovrebbe, dico dovrebbe, essere politicamente neutrale. Questa storia ha un lato negativo e uno positivo. Quello negativo è che, come dice il poeta Edoardo Sanguineti, è evidente che i ricchi ci odiano. Quello positivo è che al prossimo conto non pagato salteranno fuori i video di Michela Brambilla e non quelli di Marcello dell’Utri.

24 gennaio 2007

Lele Mora, il parrucchiere più ricco del mondo, ha presentato il suo album di figurine dei cosiddetti vip. Vai in edicola, compri due bustine, e ci trovi la Gregoraci con Briatore, Costantino Vitagliano e Walter Nudo. Poi, al sabato sera prima di andare in discoteca ti trovi con gli amici e scambi la Canalis per due Santarelli, un Maurizio Costanzo per un Solange e una tetta rifatta della Marcuzzi. Tutti insieme, i bambini con i gormiti, i genitori con Lele Mora e la sua scuderia. Ma la gente normale, quella da mille euro al mese, non si sente presa per il culo? Siamo così contenti di finanziare a forza di figurine le ville a Porto Cervo, le tette finte, i ricatti fotografici, le finte liti e i veri divorzi? E poi cosa bisogna fare con l’album una volta che si è completato? Lo si mette in salotto, insieme al ritratto di Padre Pio, alle Garzantine del Corriere della sera e ai libri di Giorgio Faletti? Ma fa davvero così cagare l’Italia? Ha ragione il poeta Edoardo Sanguineti, in questo paese ci vorrebbe un bel po’ di odio di classe.

23 gennaio 2007

Le comiche di governo si arricchiscono di settimana in settimana. In attesa del lenzuolo di Bersani, della riforma delle pensioni che non si farà, e del  voto di tale senatore Turigliatto sull’Afghanistan oggi tiene banco il ministro Di Pietro con i suoi video su YouTube. Il mitico Tonino ha deciso di fare una striscia settimanale in cui racconta cosa succede nel consiglio dei ministri. Fantastico, e forse anche illegale, ho pensato. Il governo su YouTube, tra cinni cinesi che suonano la chitarra e scoreggioni dell’Illinois. Mi son guardato il primo video e ci son rimasto male. Tonino spiega come si fa l’ordine del giorno, come si discute e che decisioni si prendono. Tutto bene, tutto a posto, gran concordia e gran riforme. Il consiglio dei ministri, ha detto Di Pietro, non è una rissa, è un posto di lavoro. Purtroppo Tonino non mi ha detto l’unica cosa che volevo sapere: quando parlano fra loro i politici fanno finta di crederci o no? Quando Ferrero e Pecoraro sostengono i pacifisti fanno finta di essere pacificisti o dicono chiaro e tondo che hanno paura di perdere voti? A Rutelli interessano davvero le liberalizzazioni? Sono ipocriti anche tra loro o si fanno delle gran risate mangiando le mozzarelle che son rimaste da Caserta? Tonino non lo dice, e di questo, come si dice, mi dispiaccio.

19 gennaio 2007

Diamo pure per scontato che stessimo facendo altro. Chi lavorava, chi si svagava, chi studiava, chi faceva l'amore. Insomma, facevamo altro e ci sembrava che il sindaco Cofferati e la sua giunta non stessero facendo nulla. E invece stavano lavorando come pazzi. Hanno trasformato Bologna in sette città: la città della ferrovia, della collina, del Reno, del Savena, della Tangenziale, della via Emilia. Sono sei, no anzi, sette perché la via Emilia vale doppio: Levante e Ponente. Sono le sette città del nuovo piano strutturale comunale, che ha dei disegnini bellissimi. Chissà perché proprio sette. Forse perché Roma ha sette colli. Magari Sergio Gaetano è settimino. O anche Sette spose per sette fratelli. E Settecappotti chi se lo ricorda? Seven era anche un film con Brad Pitt, quello con la testa della moglie in un sacchetto. O forse Bologna è come una Biancaneve un po' invecchiata che si trasforma nei sette nani senza colpo ferire. Oppure Cofferati e Merola hanno voluto suggerire che le sette città sono come i sette vizi capitali, o le sette virtù, tanto è lo stesso. Per esempio: la ferrovia è la superbia, la tangenziale l'avarizia, la collina è la lussuria, il Reno è l'ira, il Savena la gola, Emilia ponente l'accidia e Emilia levante l'invidia. Sì sì proprio l'invidia per la Romagna, che vista da qui, sembra un posto bellissimo in cui vivere.

18 gennaio 2007

Nel gioco di ruolo della politica bolognese c’è un nuovo personaggio, anzi una nuova posse. Si tratta della Rete Unirsi, un coordinamento di cittadini e associazioni che cerca di suonare la sveglia all’immobile Cofferati. Sì sì suonare la sveglia, come dicevano quelli della Sveglia che quattro anni fa, in piena era Guazzaloca, vollero scuotere la sinistra bolognese dal torpore dell’opposizione. Sappiamo com’è andata a finire. Ma nel gioco di ruolo della politica della nostra città certe cose non si possono fare. E infatti sulla Repubblica il capo della Sveglia di allora, l’editore Federico Enriques cazzeggia sulla rete Unirsi, dice che Cofferati è bravissimo e che Bologna è amministrata benissimo. Secondo Enriques, che oggi è senatore dell’Ulivo, se proprio si vuole criticare qualcuno, bisogna rivolgersi al governo e al parlamento nazionale. Là sì che c’è immobilismo, torpore e indecisione. Sono buffi questi riformisti da salotto, sempre pronti a sparar sentenze e a fare il taglia e cuci sugli altri, senza mai prendersi una responsabilità che sia una. Quando Enriques era a Bologna il problema era Bologna, ora che Enriques è senatore a Roma il problema è Roma. Non sarà forse che il problema sono quelli come Enriques?

17 gennaio 2007

Ogni giorno ha il suo sondaggio. Oggi impariamo che il mezzo di locomozione preferito dagli italiani è l’automobile, che non ci piace pagare tasse ambientali e che le domeniche a piedi non soddisfano la metà dei cittadini. Il dato più strano, quello sottolineato dai giornali, è che gli italiani preferiscono andare a piedi piuttosto che prendere l’autobus o la metro. Gli autobus sono pochi, brutti, e gli orari non rispettano le esigenze degli utenti. Morale: tutti prendono la macchina e chi non la prende va a piedi. Senza voler fare a tutti i costi i sociologi da bar, è interessante notare che gli italiani preferiscono star da soli, andare dove gli pare quando gli pare, non mischiarsi tra la ggggente. Ci piace usare la macchina e possibilmente parcheggiarla a un metro dal posto di lavoro o dal negozio preferito. Non vogliamo pagare le tasse ambientali, anche se lo smog ci massacra i polmoni. Un autobus in ritardo di cinque minuti è intollerabile, meglio una camminata facendo la strada che ci pare e senza essere toccati da vecchi, negri e bambini. Insomma, forse gli autobus non sono così schifosi, siamo noi che siamo molto individualisti.

16 gennaio 2007

Più di venticinque anni fa Bettino Craxi permise a Reagan di installare 112 missili nucleari a Comiso. Allora le proteste dei pacifisti non vennero ascoltate. Molti anni dopo, lo stesso Gorbaciov ammise che i missili di Comiso erano stati l’ultima spallata ai programmi bellici dell’Unione Sovietica e che la deterrenza aveva raggiunto il suo fine. A quanto pare, e sottolineo a quanto pare, aveva ragione Craxi. Oggi discutiamo dell’ingrandimento della base americana di Vicenza. Il governo tentenna. Amato, Di Pietro e Santagata sono a favore dell’ampliamento, dicono che porterà soldi e sviluppo. La sinistra radicale ovviamente non lo vuole. Fassino si inventa un referendum. Ma a cosa serve una base militare americana in Italia, oggi? I Paesi confinanti sono quasi tutti nell’Unione Europea e non è certo con gli aerei e i marines che si combatte il terrorismo. Oggi le basi in Italia servono solo per l’assurda politica americana nel Medio oriente e nascondersi dietro lo sviluppo del territorio è una ipocrisia di cui possiamo fare a meno. Le basi americane vanno chiuse non per antiamericanismo, ma perché non c’è una sola buona ragione per tenerle aperte. E non si dica che non si può fare: in Sardegna la base della Maddalena verrà chiusa nel 2008. Un conservatore come Sergio Romano ha scritto sul Corriere della sera che sarebbe meglio chiuderla per sempre, la base americana di Vicenza. Per una volta siamo d’accordo con lui, senza se e senza ma.

12 gennaio 2007

Mettiamo che alla reggia di Caserta il seminario del governo stia andando bene. I ministri presentano progetti, discutono, si scontrano, mediano, discutono ancora, mangiano un po’ di mozzarella, discutono eccetera eccetera. Arriva l’ora di cena e tutti vanno a tavola. Di nuovo mozzarella, vino, dolce, caffé, ammazzacaffé. Insomma, fino all’ora di cena tutti i santi aiutano. Ma dopo cena? Cosa succede dopo cena? Qualcuno ha portato la playstation? Giocano a carte? Si ubriacano? Forse qualcuno ha un dvd piratato di Natale a New York, e allora sai che risate, con Fassino che fa l’imitazione di Christian de Sica. Magari la Bindi e la Pollastrini cercano di scrivere la legge  sui Pacs col grappino in mano e magari viene anche meglio. Chi va a letto per primo? E cosa fa Mussi? Va a farsi un giro fuori? Si può invitare qualcuno per la notte? E se si può, chi paga? Si può mettere a piè di lista? Bisogna aspettare a tutti i costi la passerella della mozzarella o uno può andare via prima? E soprattutto, la Melandri si chiuderà a chiave?

11 gennaio 2007

Chissà cosa va a fare il governo alla reggia di Caserta. Il posto è bellissimo, il vino è buono e la mozzarella è ottima. Ma cosa faranno per un giorno e mezzo chiusi lì dentro? Risolveranno i problemi del Paese? Discuteranno o faranno finta di discutere? Chi parla? Chi interviene? Staranno tutti insieme o ognuno per conto suo? Faranno una gran flanella aspettando la conferenza stampa? Mangeranno mozzarella tutto il tempo? E perché proprio alla reggia di Caserta? È il posto dove hanno filmato Guerre Stellari e Mission Impossibile, ma le battute che vengono in mente sono tutte un po’ scontate. Non riesco davvero a capire. Servirà? Ci sarà qualcosa sotto? No. Come dicevano gli aborigeni australiani nei riti di iniziazione, il segreto è che non c’è nessun segreto. Si va a Caserta per fare un po’ di passerella in un posto bellissimo, con vino buono e mozzarelle ottime. Forse, a pensarci bene, la notizia è proprio questa.

10 gennaio 2007

Qualche anno fa, l'Ikea ha aperto a Casalecchio di Reno. Per l'inaugurazione, l'azienda svedese promise di regalare un arredamento completo al primo cliente. Detto fatto, un tizio si presentò con una settimana di anticipo e si mise ad aspettare davanti alla porta. Gli operai dell'Ikea uscirono e gli costruirono una casetta di legno lì fuori, nel parcheggio. Il piccolo eroe ci visse dentro per una settimana, fino a quando l'Ikea non aprì, lui si prese i suoi mobili e sparì. Era indubbiamente il primo cliente. Oggi leggiamo sul giornale che l'Ikea comincerà a smerciare anche in Europa le casette prefabbricate Boklok. Non solo villette, ma anche piccoli condomini prefabbricati, con un po' di giardino, piccoli spazi e grandi finestre. Ovviamente le case vengono consegnate chiavi in mano, non in pacchi piatti da montare con martello e cacciavite. Forse un giorno arriveranno anche in Italia, e ci regaleranno l'illusione di riuscire finalmente a mettere tutti quei mobili da trenta euro al posto giusto, come nei cataloghi. Non so perché, ma a me questa notizia fa tornare in mente Fight Club e Tyler Durden.

9 gennaio 2007

Per fortuna le feste sono finite e il Natale cede il passo ai sogni e agli incubi che normalmente popolano le nostre giornate. Si lascia la famiglia e si torna in ufficio, tra un capo rompicoglioni e un video di Saddam impiccato. Ma c’è un fantasma che continuerà a inseguirci almeno fino a marzo: la recita di Natale, con bambini piangenti, selve di telecamere e copioni degni di una puntata di Buona domenica. Alla scuola materna di mio figlio parecchi genitori hanno sottoscritto una petizione perché l’anno scorso i loro figli non avevano recitato. Ma come, noi spendiamo centinaia di euro in macchine fotografiche e telecamere digitali e voi non fate neanche parlare il pupo? Gli amici ci chiedono: ma qual è Riccardino? E noi dobbiamo rispondere: è quello muto, lì in fondo. Le maestre si sono adeguate e hanno scritto un copione dove tutti avevano almeno una battuta. È venuta fuori una cosa ridicola, ma per fortuna i bambini non capiscono e si sono divertiti lo stesso. La cosa più triste però è che una petizione alla scuola è il massimo dell’impegno politico che qualche milione dei nostri concittadini può immaginare. Per fortuna fino a  giugno siamo salvi.

15 dicembre 2006

La Giunta comunale di Bologna è talmente triste e priva di idee che l’opposizione ha pochissimo a cui opporsi. In attesa degli aumenti dell’ICI, il grande brivido di questo Natale è la statuetta di Moana Pozzi nuda nel presepio del Comune. Il significato è oscuro, e da quanto abbiamo visto non è neanche bella. Ne è nata una polemica sciocchissima, tutti contro il sindaco. Da destra perché non rispetta la religione, da sinistra perché la rispetta troppo. Intanto il mitico monsignor Vecchi, quello delle botte ai gay, fa la sua sparata natalizia. È molto preoccupato per i negozi dei pakistani e denuncia un oscuro disegno di islamizzazione del centro di Bologna. Te lo immagini, tra pochi anni avremo la mezzaluna sulla torre Asinelli, donne col burqa e Osama Bin Laden all’Arena del Sole al posto di Vito. Per fortuna alle polemiche non ci crede neanche chi le fa e tutto si mastica e si rimastica tra un aperitivo e lo shopping in centro.

14 dicembre 2006

In una scuola materna di Bolzano le maestre hanno deciso di eliminare le canzoncine di Natale perché il riferimento a Gesù offenderebbe i non cristiani. L’Ikea e la Rinascente hanno eliminato il presepe perché non vende. A Padova, qualche tempo fa, un dirigente scolastico ha cercato di impedire che una nuova scuola venisse benedetta dal vescovo. Insieme con le timide proposte su testamento biologico e coppie di fatto, queste notizie finiscono nel pastone quotidiano di chi denuncia l’arrendevolezza dell’Occidente di fronte all’invasione degli stranieri brutti e cattivi. Si tratta ovviamente di episodi molto diversi, che non andrebbero confusi. Questioni di vita e di morte e cretinate da cortile. Da una parte ci sono i cattolici che usano la religione come un martello sulla testa di chi non la pensa come loro. Invece di chiedersi perché gli italiani non sono più cristiani preferiscono imporre preti e crocifissi con le leggi dello Stato. La loro battaglia per i cuori della gente è già persa da un pezzo. Dall’altra parte ci sono i laicisti matti, i pasdaran della neutralità, quelli che vorrebbero eliminare tutte le differenze. Quelli che vorrebbero vivere in un mondo in cui tutti sono uguali e non succede mai niente. Cristiani e laicisti uniti dalla paranoia di decidere per tutti gli altri. A noi, dico la verità, fanno paura gli uni e gli altri.

13 dicembre 2006

Doveva essere molto interessante la conferenza sull’Olocausto a Teheran. Una settantina di studiosi sconosciuti, di cui però non ci hanno detto il nome, ha discusso non si sa dove di non si sa cosa. L’unica cosa che si sa è che tutti erano già d’accordo sul fatto che l’Olocausto non è mai avvenuto. O almeno non è avvenuto con i numeri e le dinamiche su cui convergono gli storici professionisti di tutto il resto del mondo. È evidente che la conferenza non ha alcun valore scientifico e che i sedicenti studiosi, quando anche se ne conoscesse il nome, sarebbero del tutto sputtanati. Quello che è interessante è perché capi di Stato e di governo occidentali si siano scagliati con tanta violenza sull’insignificante simposio iraniano. Tutti sappiamo che l’Iran è una teocrazia guidata da un matto. Ma se un matto guida un paese bisogna farci i conti, e non solo minacciarlo un giorno sì e l’altro pure. E invece nessuno sembra più in grado di discutere, di negoziare, di parlare. Iran, Siria, Corea del Nord sono nemici da annientare, e come tali si comportano. Sempre che nelle nostre baruffe di cortile prima o poi non entrino anche l’India e la Cina, alle quali evidentemente non gliene può fregar di meno né delle conferenze né dell’Olocausto.

12 dicembre 2006

Secondo Silvio Berlusconi l'informazione della Tv di Stato e' inguardabile, Anno Zero e' osceno, e i programmi della Dandini fanno vomitare. L’ex presidente del consiglio è talmente arrabbiato con la Rai da suggerire uno sciopero del canone a tutti quelli che hanno i suoi stessi gusti televisivi. È inutile dire che democrazia e servizio pubblico sono parole sconosciute per Berlusconi, ed è inutile dire che un eventuale sciopero del canone favorirebbe l’unico concorrente della Rai, che guarda a caso è di proprietà della sua famiglia. C’è un punto però in cui non me la sento di criticare il Cavaliere: la TV del centrosinistra è uguale a quella di dieci anni fa. Prendete il ritorno di Enzo Biagi su RaiTre. È vero, Biagi è stato cacciato dalla Rai in maniera infame all’inizio del governo della sedicente casa delle libertà e quella vicenda brucia ancora. Ma non si può dire che non abbia trovato spazi per parlare parlare e ancora parlare. In più, oggi Biagi ha 86 anni, è ben oltre l’età pensionabile, e forse sarebbe il caso che passasse le sue giornate con nipoti e nipotini, e non in televisione a parlare parlare e ancora parlare. Anche in TV ci vorrebbe un po’ di fantasia e non i soliti bolliti misti masticati e rimasticati.

7 dicembre 2006

Con la contestazione degli eroici operai di Mirafiori si può dire che il governo abbia scontentato tutte ma proprio tutte le categorie degli italiani. Non solo i ricchi e gli evasori, i professionisti e i tassisti, non solo i poliziotti, i pompieri e i bottegai, ma anche gli operai metalmenccanici, che adesso chiedono al sindacato di scioperare. Ci dev’essere davvero qualcosa che non va se tutte, ma proprio tutte le categorie ce l’hanno con Prodi e con il governo. Cominciano a girare sondaggi maligni in cui il nuovo centro di Casini prenderebbe il 25 percento dei voti, rubando più elettori all’Unione che non alla Casa della libertà. Ma la cosa più buffa della Finanziaria è che ormai va avanti da tre mesi, come una specie di Grande Fratello, con la zona dei vip e il tugurio, con gli urli della destra e le concessioni della sinistra, le storielle d’amore e le tempeste in un bicchier d’acqua. Un giorno si trovano 37 miliardi di euro, il giorno dopo sono già spariti. Qualche tempo fa Massimo D’Alema ha detto che la Finanziaria assomiglia a un suk arabo, ma forse si sbagliava. La Finanziaria è un tristissimo e noiosissimo reality all’italiana, con tante parole e poco sesso.

6 dicembre 2006

Il Consiglio comunale di Padova ha votato una mozione in cui chiede al sindaco di attuare una legge del 1954 che prevede il riconoscimento delle unioni affettive come famiglie. Vuol dire che anche due amici o due persone dello stesso sesso potranno richiedere al Comune un certificato anagrafico per tutti gli usi di legge. Non è certo una rivoluzione, ma è bastata a far partire il solito teatrino su Pacs e coppie gay. Con la sinistra favorevole, la Margherita costernata e la Casa della libertà scandalizzata. È un giochino che oramai si ripete sempre uguale, con i politici attenti agli umori dei gruppi di potere e delle lobby, e soprattutto alla gerarchia ecclesiastica. In realtà, non basta dire che la società è più avanti dei preti e dei politici. Se la società fosse davvero più avanti, se davvero si sentisse la necessità di modernizzare questo Paese forse ci sarebbe un po’ di mobilitazione, qualche manifestazione, un po’ di indignazione verso chi gioca sulla pelle degli altri. E invece si va in piazza solo per difendere il portafoglio e si può usare la parola Zapatero come un’offesa. La società non è né avanti né indietro. È ferma lì in mezzo, senza idee e senza spinte, come una mucca che guarda il treno che passa.

5 dicembre 2006

Il futuro politico e umano di Pierferdinando Casini non è un tema particolarmente interessante. Solo un esperto di democristiani d’altri tempi potrebbe comprendere le giravolte e gli strappi del belloccio nazionale, mentre tutti gli altri faticano a capire perché si stia prendendo insulti e pernacchie a destra e a manca. Voglio dire, passino il sarcasmo di Fini e le minacce di Berlusconi, ma quando anche Giovanardi ti abbandona capisci che forse è il momento di darci un taglio. E invece Casini va avanti, seguito da una pattuglia sempre più sottile di chierichetti mannari e assessori senza poltrona. Probabilmente ha fatto il passo più lungo della gamba e verrà presto fatto fuori. Non passerà alla storia, e non ci sembra neanche particolarmente coraggioso. Il suo problema è che idee politiche non ne ha, il carisma è poco e la strategia è confusa. In effetti, a pensarci meglio, potrebbe trovarsi pienamente a suo agio nel centrosinistra.

1 dicembre 2006

Come Cristo resuscitato, Berlusconi è uscito dall’ospedale ed è andato a trovare la sua mamma. Domani sarà in piazza senza pacemaker ma con i soliti slogan contro Prodi, le tasse e i comunisti al governo. Nulla di nuovo, a parte il brivido insolente che faccia anche lui la fine di Enrico Berlinguer. La macchina organizzativa della Casa della Libertà funziona talmente bene che tra i tanti gadget per la manifestazione contro Prodi ci saranno anche le bandiere dell’UDC, il partito che non partecipa. Come delle veline, le donne di Forza Italia si presenteranno tutte con la stessa maglietta, anche se la velina Mara Carfagna ha detto che lei la maglietta non la vuole. I giornalisti buoni avranno u braccialetto con gli slogan ufficiali. È inutile fare confronti con i due milioni di lavoratori che quattro anni fa protestavano contro l’abolizione dell’articolo 18. Ogni manifestazione fa capo a sé e la gente che va in piazza va sempre rispettata. Ma se è vero che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa, domani il teatrino delle libertà sarà un vero divertimento.

30 novembre 2006

In Italia prendere un treno non è mai stata una passeggiata, ma chi fa il pendolare sa perfettamente che negli ultimi quattro o cinque anni la situazione delle ferrovie è diventata un vero incubo. Ma Trenitalia non è la sola che se la passa male. Senza l’aiuto dello Stato la Tirrenia dovrà chiudere i battenti, e l’Alitalia è stata definita il peggior titolo di borsa di tutti i temi. In vent’anni ha bruciato ottomila miliardi di vecchie lire e oggi è in una situazione di ridicola e paradossale immobilità. Oggi il sindaco di Milano e quello di Roma hanno pubblicato una lettera sul Corriere della Sera in cui chiedono che un rilancio dell’Alitalia e si oppongono a una vendita della compagnia a investitori stranieri. Secondo il presidente di Alitalia Cimoli quello che serve alla società è proprio un alleato straniero. Probabilmente il cittadino italiano non ci capisce niente. Cerchiamo di stare lontani da Alitalia, evitiamo i traghetti e usiamo il treno solo quando è necessario. Vorremmo dei servizi migliori, ma proprio non capiamo perché dobbiamo continuare a mantenere con le nostre tasse dei mostri come questi. E non capiamo perché debba essere un governo di sinistra a mantenere le cose come stanno.

29 novembre 2006

Chi se ne intende di preti e di Vaticano dice che Benedetto sedicesimo sta cambiando lentamente ma profondamente lo stile del papato. Niente più tempi televisivi, niente kermesse mediatiche, niente profezie alla Wojtyla. Il nuovo papa è sobrio, semplice e diretto. Interviene spesso e in maniera molto chiara su tutto ciò che lo interessa. Come tutti sanno, questo gli ha già provocato grossi problemi, come nel caso del discorso di Ratisbona e molti si lamentano per le sue posizioni per nulla progressiste. Ma Ratzinger è anche capace di cambiare idea e di fare piccoli passi in direzioni inaspettate. Ha commissionato un rapporto sull’Aids e l’uso del preservativo, ha accolto il presidente excomunista Napolitano a braccia aperte e ha ribadito l’importanza della separazione tra Stato e Chiesa. La trasformazione più spettacolare però riguarda proprio la Turchia. Anni fa Ratzinger si era espresso contro l’entrata della Turchia in Europa, mentre oggi dice esattamente il contrario. Forse non è fotogenico come Woytjla, ma è sicuramente un papa molto coraggioso.

28 novembre 2006

Un paio di anni fa ci furono grandi polemiche per la Caduta, un film molto bello che raccontava gli ultimi giorni di Adolf Hitler nel bunker della Cancelleria di Berlino. Si rimproverava al regista e all’attore Bruno Ganz di aver proposto un ritratto fin troppo umano. Dopotutto Hitler era un mostro sanguinario che ha distrutto l’Europa e ucciso qualche milione di persone nei lager. Com’è possibile rappresentarlo in attività quotidiane come i pranzi e le cene con la fidanzata Eva Braun, com’è possibile mostrarlo mentre accarezza i bambini di Goebbles? Oggi un software capace di leggere i labiali dei filmini muti di Hitler ci mostra altri piccoli particolari della sua intimità. Una normalissima intimità. Come dice la parola stessa, il mostro viene mostrato anche quando non è mostruoso. Ed è lì che ci fa più paura. Il suo quotidiano è oscenamente simile al nostro

24 novembre 2006

Durante la celebrazione della giornata per la ricerca sul cancro il presidente della Repubblica Napolitano ha esortato scienziati e uomini di chiesa a trovare soluzioni condivise ai problemi della bioetica. La chiesa deve riconoscere l’importanza della ricerca scientifica, ha detto il presidente, ma i laici devono capire che su questioni così complicate bisogna trovare un percorso comune con le più alte autorità religiose. Idealmente il discorso è giusto. Dopotutto la maggioranza degli italiani si dice cattolica, e sarebbe assurdo non tenere conto della sensibilità dei cittadini su temi così delicati. Quello che suona molto male è l’appello ad affidarsi ancora una volta alle più alte autorità della Chiesa. Forse i cittadini italiani sono più maturi e più liberi di quanto pensano i politici e i preti. Invece di affidare i problemi alle più alte autorità si potrebbe provare a democratizzare la nostra società, facendo partecipare i cittadini interessati alle decisioni che li riguardano molto da vicino.

23 novembre 2006

Ce lo ricordiamo tutti quel pomeriggio maledetto quando il vantaggio dell'Unione si assottigliava ogni quarto d'ora. Le telefonate degli amici, le facce dei politici in televisione, quelle percentuali che continuavano a scendere senza sosta. Un pomeriggio da incubo. Magari qualcuno si ricorda anche che la voce di brogli elettorali cominciò a girare immediatamente. I numeri erano troppo perfetti e la differenza tra i sondaggi e i risultati stava tutta lì, travasata dalle schede bianche a Forza Italia. Poi il tempo è passato e nessuno se ne ricordava più. Sabato esce il film-inchiesta di Enrico Deaglio. E' un'accusa diretta a Silvio Berlusconi e la procura di Roma ha già aperto un fascicolo. Non facciamoci illusioni però. Probabilmente tutto verrà insabbiato, soprattutto se i magistrati troveranno qualche prova. La posta in gioco è troppo alta. E non contiamo neanche sugli elettori. Per gente che si è già bevuta corruzione, mafia e conflitto di interessi, l'accusa di brogli elettorali è quasi un complimento.

22 novembre 2006

La notizia di oggi è quella della ragazzina di tredici anni stuprata dalla guardia giurata di Casalecchio. Una signora con problemi economici attende da anni una casa popolare. Conosce in chat un tale Kavajo che le promette l'arrivo immediato di una casa se gli affiderà la figlia vergine per un antico rito propiziatorio dei maya. La madre manda la bambina da sola e Kavajo la picchia e la stupra. Dopo un anno la ragazzina riesce a trovare il coraggio di raccontare tutto e in qualche modo la polizia riesce a rintracciare e arrestare Kavajo. Al di là del folklore delle maschere maya appese alle pareti e delle pillole di Viagra sparse ovunque, questa ennesima vicenda  fa capire almeno una cosa. Che poi è sempre la stessa cosa: la violenza non nasce nella strada o nella scuola. La violenza nasce nelle case, tra genitori e figli, tra gente disperata che non esita a sacrificare la figlia tredicenne davanti al miraggio di una casa popolare. Pensare di combattere la violenza sequestrando i cellulari dei bulletti è come  svuotare l'Adriatico con un cucchiaino.

21 novembre 2006

Mentre Silvio Berlusconi annuncia il suo ritiro e poi ritratta, il presidente Napolitano passa dalla visita al Papa alla politica delle donne, il governo Prodi annuncia l'ennesimo voto di fiducia sulla Finanziaria al Senato. Se non subito, per il decreto fiscale, sarà tra venti giorni per l'approvazione definitiva della finanziaria. Probabilmente la gente comune se ne frega della fiducia e del dibattito parlamentare, dei tempi contingentati e degli interessantissimi emendamenti di maggioranza e opposizione. Il tira e molla sulla finanziaria va avanti da così tanto tempo che non ci ricordiamo neanche più perché non ci piace. La cosa buffa, quella che nessuno dice, è che tutte le volte che il governo pone la fiducia al Senato rischia davvero di andare a casa. Basta che a un Pallaro qualsiasi gli girino, o che la Montalcini si attardi alla toilette, e saltano finanziaria e governo, tutto in un botto. A casa Prodi, D'Alema, Visco, Bersani e compagnia. A casa il cuneo fiscale, le nuove aliquote irpef e tutto il resto. Sarà anche obbligato a farlo, ma a me Prodi, dopo quello che gli è successo nel 98, mi sembra  davvero molto coraggioso. O fuori di testa. Decidete voi.

Numeri zero

Grande attesa per le anticipazioni del calendario Pirelli del 2007, perché da mesi si vociferava che ci fosse una foto di Sophia Loren nuda. Oggi per fortuna abbiamo visto che non è così, che la Loren non è nuda e anzi è ben coperta e anche bene in ombra. Chissà perché tutti volevano vedere questa ultrasettantenne nuda: va bene che le feste fetish sono popolarissime e la sessualità si è molto liberata, va bene che la Loren ha avuto un premio dall'associazione dei chirurghi plastici come migliore cliente del secolo, ma insomma, qui siamo al limite della necrofilia. Forse però è solo un'altra tappa della gerontocrazia all'italiana, del dominio dei vecchi sulla vita pubblica e privata, della nostra incapacità a fare passi avanti e a sganciarci dalla nostalgia per i bei tempi che furono. Anche a costo di attaccarci, sia pure per un mese solo, una nonnetta seminuda alle pareti dell'ufficio o del negozio.

Dopo l'Avvenire, anche il segretario del papa e il ministro della cultura del Vaticano si sono scagliati contro la satira di Crozza. Secondo il cardinale Poupard la satira nega il valore fondamentale della persona umana, il segretario del papa giudica la trasmissione non costruttiva e l'Avvenire, il giornale dei vescovi, ha bollato gli sketch come una vigliaccata. Fino a prova contraria, ognuno è libero di dire quello che vuole e quindi le critiche dei preti sono del tutto legittime. Vedremo se i dirigenti di La Sette saranno abbastanza svegli e laici da lasciare a Crozza la libertà di cui ha goduto finora. Una cosa però è davvero ridicola: né il segretario del papa né il cardinale Poupard hanno mai visto la trasmissione, e se ne vantano. Com'è loro tradizione, i preti continuano a parlare di cose di cui non sanno un tubo: dopo Dio, la famiglia e l'embrione, stavolta è toccato a Crozza. Avanti un altro.

Secondo il sondaggio sulla governance del Sole 24 Ore Sergio Cofferati non se la passa benissimo. Si trova al 47esimo posto tra i sindaci dei capoluoghi e in due anni e mezzo non è riuscito ad aumentare il proprio consenso, che rimane bloccato sul 55% con cui è stato eletto. Quello che è chiaro è che gli amministratori premiati dagli elettori sono quelli che appaiono più pragmatici e più attivi: Chiamparino, la Poli Bortone e Veltroni guidano la classifica dei sindaci, mentre il governatore più amato è Formigoni. Forse è vero che Cofferati dopo due anni e mezzo non ha ancora le idee chiare sulla città, e probabilmente non le avrà mai. Quello che davvero mi stupisce è che le idee manchino anche ai DS e alla Margherita bolognesi, che ormai governano da soli la città. Si limitano a gestire l’esistente, a rilasciare licenze edilizie miliardarie e a mettere il silenziatore alle voci che dissentono. Non c’è né un’idea né uno slancio. Da Cofferati un periodo di rodaggio, anche se lunghissimo, ce lo potevamo aspettare, da tutti gli
postato da: PonyLuna alle ore 13:16 | link | commenti (10)
categorie:

Chi sono

Blogger: PonyLuna

Commenti recenti

utente anonimo in PUNTATE PRECEDENTI10...
maso_ in Per un periodo tanti...
utente anonimo in La sensazione pi&ugr...
utente anonimo in Per un periodo tanti...
utente anonimo in La sensazione pi&ugr...
MarioPellacani in Per un periodo tanti...
utente anonimo in PUNTATE PRECEDENTI10...
utente anonimo in PUNTATE PRECEDENTI10...
utente anonimo in PUNTATE PRECEDENTI10...
Goscartan in PUNTATE PRECEDENTI10...

Archivio

oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---

Links

RadioCittàFujiko
Lo Spettro della Bolognesità
Talkradio