
Oggi è Venerdì santo, o almeno così ci hanno insegnato quando andavamo a catechismo. Dovrebbe essere il momento per riflettere su sé stessi, un ritirarsi di un paio di giorni dalla luce della vita pubblica per scendere nelle profondità della propria coscienza. E poi, dopo tre giorni, uscirne un po’ migliori. Dopotutto è questo il significato simbolico del mistero pasquale, e mi sembra una pratica buona e giusta anche per i non credenti. E in effetti ieri il papa Ratzinger ha detto parole pesanti. Le rileggo pari pari: “Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui. Quanta superbia, quanta autosufficienza”. Sono belle parole, che qualche giornale si è affrettato a definire una coraggiosa autocritica. A noi, però, sembrano solo parole, parole, parole. Speriamo che alle parole seguano gli atti e che i preti depongano un po’ dell’arroganza che da qualche anno in qua stanno spargendo a piene mani. Per quanto mi riguarda vorrei mandare un pensiero ad Antonio Gramsci. Troppi anni fa Gramsci scrisse che l’elitarismo delle classi dirigenti italiane rifletteva il modello della Chiesa cattolica italiana. Una Chiesa sempre troppo immanicata con il Vaticano, troppo proiettata su una dimensione globale e poco attenta alle necessità e ai bisogni delle persone vicine. Poco attenta, direi in linguaggio evangelico, al suo prossimo. E’ lo stesso disprezzo per il popolo bue che rivediamo oggi nei vari Mastella, Casini, Tronchetti Provera e compagnia cantante. Speriamo che almeno per la Pasqua ci lascino in pace e riflettano su sé stessi, come faremo noi pensando ad Antonio Gramsci.
Trasmissione del 6 aprile 2007