sabato, 28 aprile 2007



Anche oggi vorrei essere banale. Grande scandalo per i fischi a Cofferati a Genova, grande agitazione per le contestazioni a Bertinotti e Moratti a Milano alla festa della Liberazione. Secondo il cosiddetto sindaco di Bologna, chi lo contesta non è tollerante, mentre Claudio Merighi, una specie di capetto degli ormai defunti DS bolognesi, ha detto che i contestatori sono degli squadristi. Ma uno che fischia, uno che contesta, uno che esprime il suo dissenso è uno squadrista? Io credevo che uno squadrista fosse un fascista che mena gli avversari politici con un bastone. Uno che ti fischia per dirti che non ti considera degno di parlare alla festa della Liberazione è intollerante? Io credevo che intollerante fosse uno che non sopporta gli altri e che impedisce loro di parlare o di agire. Dovrò andarmi a riguardare il vocabolario, ma intanto faccio una domanda a Cofferati e a tutti i capetti come lui: se qualcuno è insoddisfatto di loro cosa deve fare? Mangiarsi la lingua? Borbottare in Piazza Maggiore? Scrivere Cofferati è brutto sul muro del cesso della stazione? Bastava essere in piazza per vedere il paradosso che questi capetti non vedono. Tra pochi anni i loro elettori saranno tutti morti, Piazza Maggiore sarà vuota e loro si troveranno col culo per terra. Amen.
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venerdì, 27 aprile 2007



Oggi vorrei essere banale, banale fino alla noia se è possibile. Un idiota ubriaco ha tirato sotto cinque motorini con un furgone e ha ucciso quattro ragazzi tra i 16 e i 19 anni. È un delitto terribile, una perdita incalcolabile per le famiglie dei quattro ragazzi, per i loro amici, per tutti coloro che li amavano. Purtroppo l’idiota ubriaco era un rom, uno zingaro. Questo vuol dire che non solo lui andrà in galera, com’è giusto che sia. Ma vuol dire anche che le persone che vivevano con lui nel campo nomadi di Appignano, vicino ad Ascoli, sono dovute fuggire abbandonando tutto per paura di un pogrom. Vuol dire che ieri, durante il funerale dei quattro ragazzi, duecento italiani sono andati a dar fuoco al campo nomadi e hanno distrutto roulotte, baracche e automobili. Vuol dire che i  duecento italiani brava gente applaudivano e dicevano ai pompieri di non sprecare acqua. Vuol dire che se ti bruciano la casa la notizia va a pagina 34, mentre sulla prima pagina c’è l’appello per salvare le parole italiane in via d’estinzione. Più di duemila anni fa, la cultura Occidentale è cominciata con Socrate, che diceva: è meglio subire un torto che fare un torto. A rileggerla due o tre volte questa frase fa quasi ridere.
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mercoledì, 25 aprile 2007



Come un pollo, domenica pomeriggio ho perso il portafogli e il cellulare. Domenica pomeriggio è stata dedicata alle denunce, ieri mattina e stamattina a rifare documenti, abbonamento del telefonino e cose del genere. Questo noiosissimo pellegrinaggio mi ha fatto pensare a una cosa banalissima eppure incredibile. In questo Paese di cafoni, SUV e occhiali da sole anche di notte ci sono centinaia di migliaia di persone, forse anche milioni, che giorno dopo giorno lavorano nei negozi, nelle questure, alle casse dei supermercati, nelle motorizzazioni, nei call center al servizio del pubblico. Persone cioè che tutti i giorni si trovano a contatto con gente dai falsi problemi, che perde la pazienza, che si incazza, che insulta, che urla. E loro, tranquilli, si bevono tutto questo cercando di essere gentili, e intanto si fanno un fegato grande come un melone. Quello che mi piacerebbe sapere, in effetti, è come si comportano le persone che lavorano a contatto con il pubblico quando il pubblico sono loro. Imparano dall’esperienza e cercano di essere carini e gentili? O si vendicano sullo sportellista di turno e gli rovesciano addosso tutto il loro rancore? Proprio non lo so, io dopo dieci minuti al negozio dei telefonini avrei ammazzato due vecchie.
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giovedì, 19 aprile 2007



Scusate se scado nel gossip ancora una volta, ma la Repubblica è in sciopero e qualcuno dovrà pur fare il lavoro sporco. Silvio Berlusconi, settantun anni a settembre, è stato pizzicato dal settimanale Oggi in compagnia di cinque ragazze cinque, di colori e caratteristiche assortite. Secondo Angela, la rossa del Grande Fratello, si trattava di un incontro di giovani di Forza Italia e dalle foto erano state cancellate altre persone. Sorvoliamo sulla cosiddetta etica giornalistica del direttore di Oggi, che qualche settimana fa ha deciso di non pubblicare le foto di Sircana col transessuale e adesso fa le tirature straordinarie con Berlusconi chiamandolo il sultano. E sorvoliamo anche sulla signora Veronica Lario, che dopo la sua famosa lettera e la famosa risposta di suo marito si trova ancora una volta in una situazione umiliante. E sorvoliamo anche su Berlusconi e sulla sensazione da reparto di geriatria per erotomani che emerge da quelle fotografie. Di cosa possiamo parlare, allora, se sorvoliamo su tutto? Possiamo parlare di quelle cinque ragazze cinque che si siedono sulle ginocchia di un vecchio, che si fanno toccare il culo da un vecchio, che asciugano la bavina di un vecchio, e poi mi fermo perché ho appena fatto merenda. Se ci pensate bene, uno degli aspetti più tristi della gerontocrazia italiana è che queste ragazze intraprendenti pronte a sganciarla per un tozzo di pane devono accollarsi serate e nottate galanti con settantenni e ottantenni tutti rughe e Viagra. Uno svecchiamento della classe dirigente darebbe una bella mano anche a loro.
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martedì, 17 aprile 2007



Devo dire che non ci sto capendo niente della vicenda Telecom. Gli americani se ne sono andati, i messicani reggono, le banche si interessano e all’orizzonte spunta il solito Berlusconi. I quindici minuti di Beppe Grillo alla assemblea degli azionisti mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Se anche solo una quarto di quello che ha detto Grillo è vero il consiglio di amministrazione di Telecom avrebbe dovuto fare le valigie e scappare in Ecuador. E invece sono stati sostanzialmente confermati e si sono votati un’altra elargizione di stock option. Credo che sia un bene che questa vicenda avvenga nella stessa settimana in cui Margherita e DS si sciolgono per creare il Partito Democratico. Magari ai congressi qualcuno avrà voglia di parlare di questa vicenda in maniera comprensibile e chiara. Magari qualcuno dirà qualcosa di sinistra. Magari qualcuno avrà la geniale idea di scrivere delle regole che tutelino un po’ i piccoli risparmiatori, quelli che si sono sempre accontentati delle briciole che cadevano dalla tavola dei padroni. Ma i piccoli risparmiatori dovrebbero cominciare a tutelarsi da soli, perché mi sembra che non siano altro che una versione rimpicciolita e modesta di Tronchetti Provera e della sua banda di sfruttatori dei soldi altrui.
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venerdì, 13 aprile 2007



So che sono molto modesto, ma stamattina al bar ho letto il Resto del Carlino. Il resoconto della rivolta dei cinesi di Milano sembrava uscito da un testo ottocentesco: i cinesi che puzzano, che fregano, la mafia cinese, i cinesi che non muoiono mai. Il massimo però si raggiungeva nel commento di un opinionista, intitolato: caro console, qui siamo in Italia. Si rivolgeva al console cinese di Milano, che ha difeso la folla dei cinesi inferociti e che solo raramente, credo, legge il Carlino. La tesi dell’opinionista era che i cinesi si devono mettere in testa che siamo in Italia e che si devono rispettare le leggi italiane. Cari cinesi, avete capito? Noi vi ospitiamo, vi facciamo lavorare, ma voi dovete rispettare le leggi. Sarebbe un discorso anche sensato. Sarebbe sensato se gli italiani rispettassero le leggi. Rileggo le amare e a volte astiose polemiche che ho provato a fare in questi mesi qui in Radio e vedo che la maggior parte riguardano proprio l’incapacità degli italiani a rispettare regole e leggi. Chiedere ai cinesi di rispettare le regole quando noi facciamo di tutto per fregarle è un’altra, ennesima dimostrazione dell’arroganza e della modestia dei soliti italiani e di quanto sia utile e necessario inventarsi qualcuno che è più stupido, più disonesto e più brutto di noi.
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giovedì, 12 aprile 2007



Non so voi, ma io divento pazzo quando leggo le notizie dal mondo sindacale. Il professor Piero Ichino, quello dei nullafacenti, ha aperto un nuovo fronte, quello dei certificati medici. Insomma, Ichino ha chiesto ai medici di fare il loro mestiere e di visitare i lavoratori che si dicono ammalati. E di non dare il certificato ai malati immaginari, ovviamente. Apriti cielo. L’Ordine dei medici e i sindacati lo hanno attaccato come un sol uomo, dicendo che è impossibile, che è discriminatorio, che è una barbarie, che è una soluzione peggiore del male. Il presidente dell’Ordine dei medici ha proposto una soluzione alternativa, subito sostenuta dai sindacati. L’autocertificazione. Ognuno si fa da sé i suoi certificati medici. Siamo alla solita barzelletta italiana. I giorni di assenza per malattia sono in certi casi il doppio o il triplo della media europea e l’unica soluzione per far lavorare chi frega sistematicamente gli altri, a partire dai suoi colleghi, è dargli il potere di dichiararsi malato. Perfetto. Quanto agli incentivi ai lavoratori più seri e rigorosi, sentite quello che dice il segretario torinese di Rifondazione: non mi piacciono gli incentivi perché in genere vanno ai leccaculo, spioni, ruffiani e baciapile. Ma una bella legge per sopprimere questi sindacati e ricominciare da capo sarebbe davvero così fascista?
postato da: PonyLuna alle ore 19:03 | link | commenti (9)
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mercoledì, 11 aprile 2007



Se i preti cattolici si occupassero
solo di anime, inferno-purgatorio-paradiso, Cristo che ti chiama per nome e robe del genere, quello che dicono interesserebbe ancora a molti. Ci sono 50 milioni di sedicenti cattolici in Italia, e molti protestanti desiderosi di protestare.

Se i preti cattolici si occupassero della sessualità, dell'eutanasia e dei rapporti familiari
dei cattolici, quello che dicono potrebbe interessare ancora a molti. Continuano infatti a esserci 50 milioni di sedicenti cattolici in questo Paese, e protestanti pronti a protestare.

Quando i preti cattolici pretendono di occuparsi di leggi che devono regolare la vita quotidiana, gli affetti, le malattie, le eredità e i figli
di tutti, cattolici e no, assumono una posizione politica - nel senso nobile e meno nobile del termine - che a qualcuno potrebbe stare un po' sui coglioni.

A me pare che queste scritte non siano né inquietanti né strane né minacciose. Anzi. Sono una forma piuttosto tradizionale, forse troppo tradizionale, della lotta politica di chi non ha altri pulpiti e altre tribune per farsi sentire. Se il prete decide di diventare attore politico deve avere il coraggio di essere trattato come tale – non solo riverito ma anche disprezzato; non solo ascoltato ma anche zittito; non solo omaggiato ma anche insultato.

Non vi chiedo di dire se chi ha fatto le scritte ha ragione o torto. Vi chiedo di rispondere a questa domanda:
quali ALTRE forme di protesta e tribuna ha per farsi ascoltare una persona esasperata da Bagnasco e dai suoi diktat sulla vita di tutti noi? E per quanto tempo, visto che le scritte di Bologna sono su tutti i giornali online, ma nella realtà sono già state cancellate da mo'?
postato da: PonyLuna alle ore 12:42 | link | commenti (3)
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sabato, 07 aprile 2007



Oggi è Venerdì santo, o almeno così ci hanno insegnato quando andavamo a catechismo. Dovrebbe essere il momento per riflettere su sé stessi, un ritirarsi di un paio di giorni dalla luce della vita pubblica per scendere nelle profondità della propria coscienza. E poi, dopo tre giorni, uscirne un po’ migliori. Dopotutto è questo il significato simbolico del mistero pasquale, e mi sembra una pratica buona e giusta anche per i non credenti. E in effetti ieri il papa Ratzinger ha detto parole pesanti. Le rileggo pari pari: “Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui. Quanta superbia, quanta autosufficienza”. Sono belle parole, che qualche giornale si è affrettato a definire una coraggiosa autocritica. A noi, però, sembrano solo parole, parole, parole. Speriamo che alle parole seguano gli atti e che i preti depongano un po’ dell’arroganza che da qualche anno in qua stanno spargendo a piene mani. Per quanto mi riguarda vorrei mandare un pensiero ad Antonio Gramsci. Troppi anni fa Gramsci scrisse che l’elitarismo delle classi dirigenti italiane rifletteva il modello della Chiesa cattolica italiana. Una Chiesa sempre troppo immanicata con il Vaticano, troppo proiettata su una dimensione globale e poco attenta alle necessità e ai bisogni delle persone vicine. Poco attenta, direi in linguaggio evangelico, al suo prossimo. E’ lo stesso disprezzo per il popolo bue che rivediamo oggi nei vari Mastella, Casini, Tronchetti Provera e compagnia cantante. Speriamo che almeno per la Pasqua ci lascino in pace e riflettano su sé stessi, come faremo noi pensando ad Antonio Gramsci.

Trasmissione del 6 aprile 2007
postato da: PonyLuna alle ore 06:27 | link | commenti (15)
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giovedì, 05 aprile 2007



Oggi volevo parlare della Telecom e di Tronchetti Provera, del megacasino che stanno combinando e della bruttezza del capitalismo italiano. Ma ho appena letto la storia di Marco, un sedicenne di Torino che si è suicidato perché i compagni di scuola lo prendevano in giro e lo torturavano continuamente. Come in una vecchia canzone di Guccini, questo ragazzo era negro e frocio, e forse comunista, chissà. Era anche il più bravo della classe. Veniva aggredito perché era bravo e, forse, perché era omosessuale. Oppure veniva aggredito con la scusa che era omosessuale perché era bravo, come se essere finocchi fosse di per sé un insulto. Sono i giorni in cui non so cosa pensare. Non so se sia peggio l’Italia dei furbi, sempre pronti a bastonare chi eccelle, o l’Italia dei machi, irrispettosa e violenta verso chi è diverso. L’Italia dei prepotenti incapaci impegnarsi e di trarre ispirazione dai risultati degli altri o l’Italia di chi dice che essere omosessuali significa andare contro natura ed è una minaccia per la società. Immaginatevi cosa sarà successo a casa dei compagni di scuola. Papà sai che si è suicidato Marco, il mio compagno di scuola? Ma chi, quel frociazzo? Ahahahaha, gran risate. Nel romanzo di George Orwell, 1984, il burocrate di partito O’Brien dice a Winston, il protagonista: “Se vuoi un'immagine del futuro, immagina uno stivale che schiaccia una faccia umana — per sempre”. Non serve neanche commentare.
postato da: PonyLuna alle ore 20:09 | link | commenti (15)
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mercoledì, 04 aprile 2007


Kiff
La notizia shock del giorno è la confessione di Keith Richards, il mitico e maraglissimo chitarrista dei Rolling Stones. Il pirata del rock ha dichiarato di aver sniffato un po’ di ceneri del padre morto insieme a una riga di cocaina. Sinceramente pensavo che Keith Richards si fosse sniffato di peggio in vita sua, e comunque questo episodio ricorda l’antropofagia rituale con cui i popoli tribali si impossessavano della forza del nemico morto mangiandoselo a banchetto. Insomma, si potrebbe dire che in un certo senso la sniffata di Keith è un atto di rispetto e di amore verso il padre, un tentativo di riappropriazione di un rapporto tra genitore e figlio sicuramente burrascoso. Più tardi la manager dei Rolling ha dichiarato che era un pesce d’aprile, ma l’idea mi pare buona comunque,e vorrei fare una proposta per ravvivare il senso civico e il senso di appartenenza nazionale di questo sgangherato paese. Invece di vendere la Telecom ai messicani o ricordare i morti di Nassirya potremmo proporre che i cittadini sniffino le ceneri degli expresidenti della repubblica e degli expresidenti del consiglio quando muoiono. Che ne so, tra quattro o cinque anni venti italiani estratti a sorte potranno pipparsi il Berlusca e diventare più belli e sorridenti, o sniffarsi Prodi e diventare più sereni e inconcludenti. Ah, ovviamente la coca ce la mette Lele Mora, ma per chi si pippa Cossiga non ce n’è bisogno.
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martedì, 03 aprile 2007



Uno dei grandi classici dei racconti delle vacanze all’estero è la frase: ma lo sai che gli inglesi hanno la moquette anche nel bagno? E la risposta classica è: e i francesi non hanno il bidé. Probabilmente hanno ragione loro. Gli scienziati dell’università di Bristol hanno scoperto che esiste un ceppo di batteri della spazzatura che stimolano la produzione di serotonina. Sono praticamente degli antidepressivi naturali. Insomma, più rusco e meno prozac. Mi sembra una grande rivincita sia per i popoli senza bidé che per i maschi italiani vecchio stile, quelli che non si sono ancora piegati alle due docce quotidiane e che si rifiutano di spendere cifre astronomiche per creme, profumi e prodotti di bellezza. Quelli che non si cambiano le mutande compulsivamente. Quelli che faticano sodo sotto al sole e girano con le ascelle pezzate stile carcassa di balena in decomposizione. Una grande rivincita anche per i barboni e i punkabbestia di piazza Verdi, che stando alle ricerche di Bristol dovrebbero essere contentissimi. Speriamo che queste grandi scoperte scientifiche portino a grandi rivoluzioni sociali. D’altronde sono anni che ripetiamo alle nostre fidanzate che l’omo è omo e ha da puzzà.
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lunedì, 02 aprile 2007



Babu ha quasi cinque anni. Come tutti i suoi coetanei va pazzo per i gormiti. E tutti vanno pazzi per Babu, quindi tutti gli regalano carrettate di gormiti. Ormai le case di Babu sono piene di gormiti. Da un po' di tempo Babu ha cominciato a imitare i gormiti. Il suo papà, che lo adora, ha deciso di rendere tutti partecipi di questa passione. Il nostro fotoblog è online all'indirizzo http://gormiti.splinder.com.
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