Oggi vorrei parlare di Gianfranco Fini, del povero Gianfranco Fini. A occhio e croce non gliene va bene una. Non voleva più parlare con Berlusconi e si è fatto annettere come un Rotondi o un Pizza qualunque. La moglie se n’è andata e lui si è messo con una bionda che si è immediatamente sistemata, e scusate se è poco. Ha cacciato Storace, ma Storace gli ha fregato la Santanché, er Pecora, il simbolo e qualche centinaia di migliaia di elettori. Non vuole la lista dell’aborto di Ferrara ma Ferrara lo ha sfanculato pubblicamente e ha rifiutato per colpa sua la candidatura a sindaco di Roma. Diciamocelo chiaramente, Gianfranco Fini è il cinno con gli occhiali che tutti prendono in giro. Lo hanno capito in Forza Italia, dove gli dicono in continuazione che è il figlio della serva e che non si sogni di essere il delfino di Silvio. Quando va a letto la sera Gianfranco Fini sta nel buio con gli occhi sbarrati e pensa: anche Pierferdinando Casini è più coraggioso di me, Pierferdinando Casini è più coraggioso di me. Gli viene in mente John Wayne nei berretti verdi e piange, ma anche quello è un pianto senza dignità.